
E’ cominciato con un passo falso il primo consiglio comunale dell’era Salvato, scivolando sul più classico degli inconvenienti: la mancanza del numero legale. I preamboli disquisitori sulla inelegibilità o meno di un consigliere hanno solo ritardato ciò che già si presagiva nell’aria. Cosa succederà al momento della conta? L’inevitabile! E così è stato.
“Solo un incidente di percorso” – ci assicura il neosindaco Ersilia Salvato, incontrata il giorno dopo per un cordiale colloquio sul futuro della nostra città. – “Non abbiamo riscontrato l’assenza di una maggioranza che ieri, con la presenza di Tommasino (?) c’era. Dire che si sia partiti con il piede sbagliato, poi, ci sembra troppo riduttivo”
(Sarà riduttivo, ma non è certo un buon inizio per chi si accinge a governare per cinque lunghi anni una città come la nostra)
“Occorre ritornare tutti quanti noi della maggioranza allo spirito con cui abbiamo fatto la campagna elettorale” – continua con tono pacato la signora che abbiamo di fronte, bruna come una donna del sud, carattere apparentemente dolce, sguardo talvolta severo, che non riesce a celare la sua determinazione.
“La ricerca del confronto anzitutto sui contenuti, va fatta sempre ed esclusivamente nell’interesse dei cittadini. Pur nel rispetto delle associazioni e partiti il sindaco assume in piena autonomia le decisioni del caso”. Parole che sgorgano con cadenzato ritmo dalla sua voce e che per noi sono come manna dal cielo. Di un sindaco che decide di agire in assoluta autonomia ne avevamo perso il ricordo. Ci siamo sempre augurati che in Italia ci fossero leggi che dessero maggior responsabilità alle istituzioni. Queste leggi sono state fatte, facendoci eleggere non più coalizioni da cui far scaturire la prima figura, ma poterci scegliere direttamente il primo cittadino, che fosse libero di agire nella propria autonomia. E’ pur vero che noi abbiamo passato l’ultima legislatura con un uso estremamente distorto di questa prerogativa. Se quindi potessimo avere se non la certezza, almeno l’assicurazione che i prodromi vanno in senso contrario, pensiamo che la città dovrebbe prenderne atto ed essere estremamente felice.
“Non posso che essere d’accordo, - ha ribattuto la sindachessa - perché i primi atti che ho compiuto vanno in questa direzione. Le leggi vanno rispettate e vanno fatte rispettare soprattutto da chi ha delle responsabilità; ma anche perché, come donna che è stata a lungo nelle istituzioni, sono pienamente convinta della distinzione che deve esserci tra partiti politici e chi è chiamato direttamente al governo di una città. Quando c’è sovrapposizione (per usare un termine non forte) tra partiti ed istituzioni i quadri diventano contorti”
Come non accennare, quindi, a quel “male oscuro” di cui tutti eravamo a conoscenza, ma di cui nessuno aveva avuto finora il coraggio di parlare e così apertamente. Noi non avremmo nessuna remora a fare nome e cognome di coloro che hanno predicato bene ed razzolato peggio, ma è certo che qualche partito (o alcuni partiti) di questa maggioranza ha dato esempio del peggio di sé. Ci riferiamo all’Udeur ai Verdi e a Rifondazione. Ed è sopratutto quest’ultima che ha usato in un manifesto una parola che ha lasciato sconcertati tutti quanti; una parola alla quale eravamo abituati ed assuefatti nella passata legislatura; la parola “arroganza; e l’ha adoperata nei suoi confronti.
“Sono convinta – ha detto la Salvato – che non è questione di fare graduatorie tra questo o quel partito. Noi siamo ancora nella fase in cui i partiti, non solo a livello locale, ma anche nazionale, si scordano di guardare al loro essere e restano ancora legati a questioni di potere. Occorre ritornare a ciò che dice il dettato costituzionale, che a mio avviso rimane ancora attuale. Evidentemente a Castellammare questa difficoltà c’è stata e continua ad esserci. Io sono convinta che dobbiamo segnare una svolta,e per fare questo ci vuole da parte di ognuno un’assunzione di responsabilità; ci vuole coraggio, determinazione e anche pazienza.
“Nella vita politica le parole si usano purtroppo spesso con molta disinvoltura. Ma la questione vera, per me, consiste nel trovare la coerenza tra parole e fatti. A Rifondazione avevamo chiesto di mettere a disposizione un personaggio cittadino per la composizione della giunta; perché abbiamo ritenuto di dover mettere in essere una giunta di stabiesi. Evidentemente non è stato possibile e noi ne abbiamo preso atto. Immagino sia difficoltoso per loro aver condiviso i valori di un programma portato avanti in campagna elettorale e dover poi spiegare alla città una presa di distanza dalla stessa maggioranza.”
Ci resterebbe da accennare alle valutazioni fatte presumibilmente dall’Udeur e dai Verdi; ma conoscendone le qualità politiche (soprattutto dei primi) riteniamo di soprassedere per entrare nel merito di quelli che sono gli impegni presi da questa nuova amministrazione nei confronti del pese. La campagna elettorale si è svolta su dei punti salienti; e le assicuriamo che noi tutti, più che una città che sorrida (tra virgolette) vorremmo una città che possa sopravvivere a se stessa. Sul problema della vivibilità e sicurezza pensiamo che ci sia abbastanza da dire e molto da fare.
“Non ritengo che ci sia differenza tra una città che sorrida – ha continuato la “Regina” – ed una che si ponga in un ordinato vivere civile, in serenità. Le due cose sono fortemente intrecciate. Stiamo movendo i primi passi e nessuno nega di aver riscontrato la gravità di problemi che si presentano in modo ancora più accentuato rispetto a quanto noi stessi avevamo immaginato. Questo però non ci deve far demordere. Occorrerà una gradualità per trovare le risposte utili.
“La difficoltà più seria, qui, è la riorganizzazione dell’intera macchina comunale e non solo del corpo della Polizia Municipale. E a proposito di quest’ultimo, le dico che abbiamo trovato che in città sull’intero corpo erano presenti in strada otto vigili (su 98 unità) per ognuno dei due turni di lavoro. Una città di settantamila abitanti e per come è conformato il nostro territorio, può lasciar immaginare quale sia il disagio derivante. Per non parlare della mancanza delle figure apicali, in quanto, per poter svolgere bene il proprio lavoro, è necessario avere una gerarchia riconosciuta. Stiamo movendo i primi passi soprattutto per motivare questo corpo al suo compito istituzionale e le prime risposte sono senz’altro positive. Per l’intero problema riconosciamo che bisogna ripartire dalle fondamenta, in quanto, come lei dice, la situazione si è incancrenita, per cui il lavoro dovrà ripartire da più lontano. Noi vogliamo fare la nostra parte e nel contempo trovare le strade da seguire per cui anche i cittadini siano incoraggiati a fare la loro parte”.
Un primo contatto (perché ci auguriamo che in seguito il sindaco vorrà concedere ancora un pò del suo tempo prezioso alla nostra testata) non poteva non essere indirizzato sulle problematiche di maggior impatto: le aspettative, i piani di sviluppo e le destinazioni. Ma prima di lasciarci sentiamo il dovere di puntualizzare una sola cosa ed essere anche i portatori di una sensazione che aleggia in una certa parte della società civile stabiese e soprattutto nella popolazione. Si guardava con una certa diffidenza alla presenza di una soggetto nel contempo nuovo e vecchio della politica stabiese. Poi la sua determinazione e forse la caparbietà hanno finito col suscitare un certo interesse nell’opinione pubblica e nella cittadinanza in toto, sia tra coloro che avevano una ideologia di un colore come in quelli che ne avevano un’altra.
L’augurio che noi ci facciamo e lo facciamo sempre nell’interesse generale è che queste aspettative non vengano in nessun caso disattese. E ci permettiamo di dare solo un piccolo suggerimento se mai potesse esserci consentito: di non demordere e di non fare un solo passo indietro. Noi speriamo di avere un interlocutore che abbia le caratteristiche completamente opposte a chi l’ha preceduto. Tanto era doveroso far presente al primo cittadino.
“Io so che ci sono attese nei cittadini – ha con calma risposto la signora Ersilia – E mi auguro che questa voglia di partecipare, che sta nuovamente venendo fuori ci sia sempre in maniera maggiore, non solo per raccogliere suggerimenti e proposte, come sta avvenendo, ma anche per essere incalzata con le critiche, per poter lavorare sempre meglio. Occorre saper scoprire la realtà anche con gli occhi degli altri, soprattutto di chi può pensarla diversamente. Credo che più idee insieme, nel confronto e nel reciproco rispetto possano costituire la più efficace delle risposte. Da parte mia la determinazione c’è ed è una cosa alla quale non intendo rinunciare. All’inizio di questa intervista lei ha voluto sottolineare la parola “autonomia”, ed è la parola che mi è più cara (a rischio, come è potuto capitare nella mia vita politica, di dover restare sola e pagare il più caro dei prezzi); ma è la cosa alla quale non intendo per nessun motivo rinunciare. E se dovessi accorgermi di non farcela perché ci sono troppe resistenze, perché questa cultura politica è troppo radicata in alcuni, io rimetterò il mandato a chi di dovere. Quando ho accettato questa sfida l’ho fatto per amore di questa città”
Un ultimo punto che volevamo chiederle è questo: da una parte c’è l’amministrazione, dall’altra parte c’è invece la città; tra i due poli si dovrebbe contrapporre una figura istituzionale che noi non abbiamo avuto il piacere di poter avere a Castellammare, ed è quella del “difensore civico”. Ma di questo non mancheremo di parlare in altra occasione...