
IL NOME
È da vari anni che, di tanto in tanto, viene inserita all'ordine del giorno del Consiglio Comunale una proposta di delibera tendente a mutare in Stabia il nome della nostra città.
L'iniziativa, certamente interessante, apre un vivace dibattito al quale cercheremo di offrire il nostro contributo. Pertanto, senza prendere una posizione decisa per l'una o per l'altra ipotesi, entrambe rispettabili, vorremmo dare una informazione, per così dire, storicizzata o quanto meno determinare lo status quaestionis.
Posto che la nostra città sin da epoca immemorabile ebbe il nome di Stabiae," e come tale è ricordata dai maggiori scrittori latini," dopo l'eruzione vesuviana del 79 d.C. e per tutto il periodo precedente l'anno Mille, scompare come tale, restandone solo il ricordo nei documenti ove si parla di territorio stabiano.
Scompare, ovviamente, come unico nucleo urbano mentre si formano vari agglomerati abitati, distribuiti tra le colline ed i monti.
Solo per inciso e, comunque, per completezza d'informazione, riporteremo l'opinione di alcuni autori che hanno tentato di dare una spiegazione al significato della parola Stabia.
Secondo alcuni il toponimo deriverebbe dal vocabolo latino stabulum, nel significato di stalla, luogo ove vi erano molte stalle; secondo altri dal verbo greco istemi, restare, fermarsi, luogo di soggiorno. È evidente che filologicamente è più corretta la seconda tesi. Difatti la stabulum latina, dal greco istemi e statmos, ha come primo significato quello di luogo di soggiorno, dimora, come dimostrano i derivati italiani stabile, stabilire, stabilizzare, e solo successivamente assume quello di stalla. Senza contare che, secondo autorevoli filologi, il sostantivo stalla deriverebbe non da stabulum ma dal francese etal, nel significato di banco da macellaio, da cui anche il tedesco stall, nel senso di stalla.
È dell'anno 1085 (e non 1086, come riporta tutta la letteratura locale, e non solo locale) il primo documento che parla di Castello da mare. Successivamente compare la forma Castrum maris de Surrento ed infine Castrum maris de Stabia, anche nella variante Castrummaris de Stabia. Quindi dal sec. XIII e fino al sec. XVIII si ha Castrummaris de Stabia e Castellammare di Stabia. Nel secolo successivo nei documenti troviamo soltanto Castellammare e dal periodo francese (1806-1815) Castellamare con una "m".
Senonchè con Delibera Consiliare del 4 novembre 1862, "considerando che questo Comune ha origine dall'antica Città di Stabia" si chiese al Re il cambiamento in Castellammare di Stabia; ma il Decreto Reale del 22.1.1863 n. 1140, per un errore materiale, approvò il nome di Castellamare di Stabia con una sola "m". E bisogna giungere al 1912 (Delib. Cons. Comun. del 31 maggio) per riottenere Castellammare di Stabia, con due "m" questa volta."
Dopo pochi anni, però, nel 1922 (Delib. Cons. Comun. del 16 dicembre) il Comune pensò di mutare il nome in Stabia; si decise di sottoporre la questione a referendum popolare consultivo, cosa che "regolarmente" non avvenne.
Nel 1935 la Società "Dante Alighieri", con un'arruffata relazione (... secondo le direttive del Duce...; ... nell'interesse della diffusione della lingua nazionale...) fece propria la proposta del 1922, ma una nota riservata della Prefettura di Napoli, del 3.11.1937, (... per non sollevai vespai, viste le differesti opinioni etc. si prega non farne più niente...) bloccò ogni iniziativa. Un tentativo, senza esito, fu fatto anche nel 1961." Come si vede, una storia molto tormentata.
Mi sia consentita, a questo punto, una breve notazione.
Il primo nome, certo, riporta alla mente le origini della nostra città, il suo passato guerriero (guerra sociale contro Roma); la stazione di cura e villeggiatura preferita dai nomi importanti dell'aristocrazia romana; la tragedia della sua distruzione, insieme con Pompei ed Ercolano. Ma anche la seconda denominazione non è priva di fierezza. Essa ci ricorda il risorgere della città e, non a caso, il motto che ne sovrasta lo stemma reca scritto: post fata resurgo."
Affiora nella nostra mente l'arx civitatis Castrimaris, la rocca, la fortezza della città; il suo ruolo nella Guerra del Vespro tra Angioini ed Aragonesi; e, quello che più conta, la sua epopea comunale. Certo non possiamo vantare un Carroccio, come per i Comuni lombardi, ma possiamo senz'altro ammirare la tenacia e l'amore dei nostri progenitori nel difenderla dalle pretese dei vari feudatari succedutisi nel tempo. Basti pensare che la nostra città, salvo brevi interruzioni, fu feudo dal secolo XII sino all'abolizione della feudalità agli inizi del secolo XIX."
Ebbene in tutti questi secoli seppe sempre mantenersi fiera e libera dalle angherìe e dai soprusi. Ne sono testimonianza la moltitudine dei processi -ora giacenti presso l'Archivio di Stato di Napoli- da essa intentati contro i vari feudatari, Farnese in particolare, a difesa delle libertà comunali. Infine la parte rilevante avuta negli avvenimenti precedenti e successivi l'Unità d'Italia, le eterne lotte contro la sopraffazione e la reazione.
Quindi optare decisamente (come pur qualcuno fa) per l'una o per l'altra delle soluzioni, entrambe valide e pregne di significato, è cosa, a parere di chi scrive e dopo quanto detto, impossibile.
Solo un'ultima considerazione per concludere, segnalando che i nostri padri nel 1862, forse, operarono con vera saggezza nell'unire il moderno nome Castellammare a quello antico di Stabia, anello di congiunzione tra presente e passato per ricordare, per sempre, la validità e l'attualità di entrambe le denominazioni.
IL CENTRO ANTICO
Dal punto di vista topografico il nostro centro antico è costituito da tutto quel territorio delimitato a nord-est dalla piazza del Quartuccio ed a sud-ovest dalla Fontana Grande. Un territorio, questo, che ha conservato nella struttura e nei toponimi l'antica topografia cinquecentesca.
Come accennato nel capitolo relativo allo Sviluppo Storico, sin dalla fine del XIII secolo la nostra città comincia ad assumere l'aspetto conservato sino agli albori del secolo XIX. Una forma fusoidale con vertici al Quartuccio ed alla Fontana Grande, con iter di sviluppo da sud-ovest a nord-est; una lunga fascia di grande umanità.
Percorreremo questo itinerario a ritroso, soltanto per comodità narrativa, partendo dalla piazza del Quartuccio per poi giungere a quella della Fontana Grande, con una puntatina al Rione Spiaggia.
Il lettore frettoloso, a questo punto, si chiederà cosa possa avere di interessante o di utile il centro antico di Castellammare, luogo ormai degradato e fatiscente.
Questo tipo di ragionamento risulterebbe oltremodo superficiale e pericoloso. La città oggi, alle soglie del Duemila, deve decidere il suo destino: quale futuro debba avere.
A parere di chi scrive questo destino si chiama Terziario e Turismo, tertium non datur. Quindi ogni intervento, di qualsiasi tipo, deve tendere a questo risultato. Un rinnovato centro antico potrebbe senza ombra di dubbio contribuire positivamente a raggiungere tali obiettivi. E la conoscenza più approfondita di questi luoghi può essere di valido ausilio a chi voglia cominciare ad interessarsi di questo problema.
(continua)