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Edizione Nº 50
anno V Giugno 2001
 
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Il Teatro "Arena Margherita" a Castellammare
...e le disavventure di Adolfo Narciso
di A. Acampora

Mastu Rafaele(seconda parte)

Benché la commedia dello stabiese Barbalonga fosse finita a carte quarantotto, Narciso aveva incassato 600 lire. Somma affatto trascurabile, ma insufficiente a pagare tutti i debiti.
A proposito di questo fantomatico commediografo stabiese, il suo cognome è alquanto strano: Barbalonga. Che Narciso ne abbia voluto celare l'identità usando uno pseudonimo? In effetti questo cognome non sembra in uso dalle nostre parti. A voler speculare si finisce per decriptare così: Barbalonga = Longa barba = Longobardi, cognome quest'ultimo alquanto diffuso dalle nostre parti. Tesi, invero, molto seducente, anche perché all'epoca era vissuto un tale Catello Longobardi, storico, giornalista, autore di pubblicazioni, tra cui un saggio critico sulle tragedie di Giovanni Rucellai. Il perché poi Narciso ne abbia celato l'identità è da ricercare, forse, nel fatto che costui nel 1913 aveva preso i voti. Questo sempreché si tratti della stessa persona.
Ma ritorniamo a Narciso che, come s'è detto, continuava ad essere assillato dai creditori. Creditori, purtroppo, della peggiore specie: gli usurai. Tra i degni rappresentanti di questa categoria figuravano 'O parrucchiano, un oste che aveva bottega di fronte al teatro, cioè nei pressi del sottopassaggio tra via Santa Caterina e l'attuale via Bonito; e un certo Ciacella, un pregiudicato della peggior risma, che non esitava a minacciarlo di morte continuamente.
La compagnia ormai s'era smembrata. Solo Ida Artemisia e Salvatore De Muto erano rimasti a fianco dello sfortunato capocomico.
Intanto il commissario di polizia, preoccupato della loro sorte, mandò a chiamare Narciso:
- Che decidete in merito al teatro?
- Signor Commissario, in questo momento sono confuso, non so a qual partito appigliarmi.
- Il partito è uno: andatevene da Castellammare!
- Non posso...
- Perché?
- Desidererei partire da galantuomo, saldando tutti...
- Seguitando così non salderete: salterete!...
- Tenterò un'altra chiamata teatrale.
- E farete un buco nell'acqua. "Il Miracolo" non si ripeterà più! Il pubblico ne ha le scatole piene!
Pur tuttavia Narciso perseverò nel progetto di rifarsi con un nuovo spettacolo e lo spunto non tardò a presentarsi. Un giorno comparvero sui muri della città dei manifesti che destarono molto interesse e curiosità. Su di essi vi era effigiato un tipico guappo napoletano tutto agghindato a festa, con cappellaccio, panciotto dal quale pendeva una enorme catena d'oro e un grosso bastone al quale era appoggiato di sghimbescio. Sotto si stagliava a caratteri cubitali la scritta: MASTU RAFAELE. Una trovata pubblicitaria geniale: annunciare il nome di un "nuovo prodotto" senza svelarne il genere.
La trovata piacque a Narciso che decise di sfruttarla a proprio tornaconto. Tanto più che Mastu Rafaele era il noto protagonista di un'altrettanto nota canzone popolare, oltre che il protagonista di una commedia brillante di Petito:

Mastu Rafaele
se ne jeva cantina cantina
se veveva tutt'o vino
e po' nun vuleva pavÀ!
Ellì, ellì, ellà:
So' Mastu Rafaele
e nun te ne 'ncarricà !...

All'annuncio della nuova commedia, che non era manco stata scritta, il pubblico reagì con interesse. Il canovaccio snocciolato da Narciso prendeva a modello la vecchia farsa di Petito del 1869, il cui personaggio, Mastu Rafaele, nulla aveva a che fare col guappo beone. La sera della prima il teatro era pieno. Prevedendo una catastrofe, il De Muto andava mormorando tra sé: "Stasera avimmo 'o patapate 'e tutt'e mmazzate!"
Il primo atto si concluse quasi tra l'indifferenza generale. Il pubblico cominciava a sospettare qualche raggiro, ma temporeggiava nella speranza che Mastu Rafaele si fosse poi rivelato per quello che doveva essere. Il secondo atto decisamente stava per degenerare quando un movimento tra il pubblico decretò la Waterloo teatrale: degli strilloni annunciarono l'uscita del primo numero del nuovo giornale umoristico: Mastu Rafaele!
- Turlupinatori! Abbiamo scoperto il trucco: questo è Mastu Rafaele! - gridarono da più parti. Il sipario fu fatto subito calare e tra urli, minacce e sberleffi gli attori s'asserragliarono nei camerini finché non giunse la polizia a prelevarli. La notte passò al commissariato. Notte per giunta tetra e funestata da un violento temporale. L'indomani, siccome nei paraggi stazionavano dei loschi figuri, tra i quali si distinguevano 'O parrucchiano e Ciacella; il commissario decise di far salire gli attori su uno sciaraballo e farli scortare fino a Torre Annunziata. Durante la notte il temporale aveva provocato molti danni. Anche il povero teatro aveva subìto catastrofiche conseguenze. Era stato scoperchiato ed era tutto allagato. "Infelice Arena Margherita - si disse tra sè Narciso - La furia degli Dei si è riversata su di te ed hai pagato per noi!" E mentre traeva queste amare considerazioni, Narciso non poté fare a meno di asciugarsi un luccicone.

 (fine)

Vedi la prima parte


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